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I Locali

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Ai tempi dell’antica Roma, quella della Suburra (la zona “sotto la città”, che dà il nome a una piazza vicino alla stazione metro Cavour) era in gran parte un’area popolare, dove alle case dei plebei si alternavano bettole e bordelli. Anche se questo oscuro passato è lontano, il rione Monti, il più antico di Roma, che prende il nome dai colli Esquilino, Viminale, Quirinale e Celio, un tempo tutti dentro i suoi confini, ha mantenuto fino alla metà del secolo scorso un’anima popolare e una precisa identità rivendicata con orgoglio dai suoi abitanti, i “monticiani”. Negli ultimi anni il quartiere, tra nuove aperture e rinnovi è diventato una delle zone a più alta densità gastronomica della Capitale. 

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Il locale simbolo della rinascita eno-gastronomica del rione è senz’altro La Barrique (via del Boschetto 41/b, tel 06.47825953, chiuso dom, conto 30€) di Fabrizio Pagliardi, Claudia Marocchi e Antonello Magliari. Appena rinnovato nell’ambiente e nell’offerta – più luminoso e arioso grazie al tutto bianco e alla nuova disposizione, ha acquistato un grazioso tocco vintage con il bancone in legno bianco – alla valida selezione di vini e Champagne di piccoli produttori  la cui vendita a breve proseguirà nella vicina Bollique unisce una cucina invitante, in cui piatti come la chitarra aglio olio e mare o il coniglio porchettato con verza in agrodolce e pomodori arrosto affiancano i crostoni e le insalate gourmet della precedente versione winebar

Proseguendo lungo via del Boschetto si incontrano altre tappe interessanti, come la nuova sede dell’Asino d’Oro (chiuso dom e lun, conto 35€), la storica trattoria di Lucio Sforza che già da qualche anno ha lasciato Orvieto per la Capitale. Qui continua a proporre una gustosa cucina umbra di stampo tradizionale con qualche piacevole divagazione creativa – vedi le animelle d’agnello al Vin Santo con melone e spuma di caprino – accompagnata da una buona scelta di vini dal centro Italia. Indovinata la formula del “pranzetto” che per 12 euro garantisce di alzarsi da tavola pienamente soddisfatti ma non appesantiti grazie al menu del giorno sempre diverso. Poco più avanti, un altro indirizzo consolidato del quartiere, Il Giardino del Tè(chiuso dom, in estate anche sab), che dal 1998 propone in un ambiente ricercato e accogliente un’ampia selezione di tè pregiati in foglia, tisane, marmellate e accessori per servire al meglio la bevanda. Ancora qualche numero civico lungo via del Boschetto e si arriva all’apertura più recente, Gaudeo (chiuso dom, conto 8€). Aperto da 7 giovani soci di diversa provenienza ma con una comune passione per le cose buone, è una “panineria gourmet” dove si possono mangiare ottimi sandwich a base di pane di kamut di Roscioli e ingredienti da tutta Italia, indicati sulla lavagna.Nascono così i panini come il Prà (pesto alla genovese, stracchino di capra del caseificio Carozzi e julienne di zucchine crude) o ilBormio (bresaola punta d’anca della macelleria Boscacci, ricotta di bufala di Paestum del Caseificio la Perla del Mediterraneo, rughetta, extravergine l’Affiorante di Marfuga), da accompagnare con una interessante selezione di bollicine, birre artigianali e vini – anche in questo caso spesso biologici o biodinamici – proposti intelligentemente anche nel mezzo formato. Un saporito low cost. Affacciata su piazza degli Zingari ecco la terza e più recente sede romana della gelateria artigianale Fatamorgana, dove si possono assaggiare gli ottimi gelati e sorbetti preparati con ingredienti genuini (incluse le buonissime cialde senza glutine) dai gusti esotici e fantasiosi come basilico noci e miele, ananas e zenzero o gazpacho andaluso.Qualche passo in discesa e si arriva sull’altra direttrice del gusto “monticiana”, via Urbana. Prima tappa da Urbana47 (conto 40€), trattoria che propone in un ambiente all’insegna del vintage un menu a “km zero” creato con la consulenza degli chef Angelo Troiani e Giulio Terrinoni. Tra i piatti dagli ingredienti “tracciabili”, i ravioli ripieni di melanzana con pomodoro, basilico e marzolina stagionata e l’insalata di bollito con giardiniera di verdure, accompagnati da vini e birre laziali, mentre a pranzo c’è un menu “veloce” a 20 euro. 

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Se poi volete riscoprire l’anima verace e popolare della Monti di un tempo, niente paura. Addentratevi tra scalette e salite e arrivate a La Carbonara, invia Panisperna (chiuso dom, conto 30€) “osteria con cucina dal 1906” come recita orgogliosamente l’insegna. Ambiente rustico, porzioni abbondanti e ricette rassicuranti e super tradizionali – dal fritto vegetale al petto alla fornara, oltre alla carbonara – e una carta dei vini insolitamente ampia per un locale del genere, tra cui può capitare di trovare vere e proprie occasioni da non lasciarsi sfuggire.